martedì 8 novembre 2011

Mankind

Man mano che mi rendo conto del problema, riesco a tenerne traccia negli altri, ed è consolante: la noia e l'ansia non sono problemi solo miei. Sono più o meno di tutti, o almeno ben distribuiti tra gente di ogni genere.
È un'osservazione nuova, forse ci sarò arrivata tardi, non so; sembra normale e me ne accorgo ora, avere un'ansia immotivata o una noia ineliminabile.
Tutto questo mi fa pensare che forse non sono io ad aver fatto casino e non essere riuscita a combinare niente di buono nonostante tutte le buone intenzioni, nei miei progetti di vita; magari anche il miglior esito non può nulla contro la noia. O contro la nausea Sartriana.
Oppure, partendo dal presupposto che cose come normalità, giustizia e magari anche successo nei propri programmi di soddisfazione esistenziale non debbano essere valutati in base alle statistiche, non sono giustificata manco per un cazzo e ho sbagliato tutto, lo facessero anche (più o meno) tutti.

venerdì 7 ottobre 2011

Piccolo desiderio fantasioso

Vorrei solo che si riuscisse a camminare sulle pareti come se fossero il pavimento, cioè in modo che il centro di gravità finisca esattamente sotto la superficie verticale e ci si stia appiccicati coi piedi, in posizione "eretta" ma in realtà ruotata di 90°; nel frattempo vorrei avere delle scarpette carine con sotto degli spuntoni appuntiti da, non so, 5, 10 cm, ma anche qualcosa di meno, mi accontento.
E allora sarei contenta quando, nel momento di attraversare la strada, da bambina diligente, sulle strisce pedonali, mi trovassi davanti una macchina che sulle suddette strisce è stata parcheggiata, con la massima nonchalance.

sabato 1 ottobre 2011

Era bello


90% Contemplazione e occhi lucidi.
10% Disprezzo e raccapriccio per quello sgrammaticatissimo TE ripetuto generosamente per tutta la canzone.

giovedì 29 settembre 2011

Non so spiegare esattamente il passaggio logico che porta a Seneca, ma così è.


Se penso al passato, a un ricordo, è commovente. È un bello perfetto e dolce che non ritorna, ma che è stato e per la sua concretezza acquisisce senso. Per questo è diverso dalla finzione.
Tante pagine con sopra scritte cose per cui vale la pena non buttare via i fogli.

Se penso al futuro, a un progetto, è esaltante. È avere qualcosa da fare il giorno successivo e la motivazione che me lo farà fare. È una promessa e un impegno, responsabilità e tante pagine bianche, nuove, belle, da riempire.

E il presente? Al momento mi sembra che funzioni solo se non ci penso, trovando delle distrazioni. Se ci penso mi sembra insulso.

"Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit. Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus."

Passiamo gran parte della vita ad agire male, la maggior parte a non fare nulla e tutta la vita a fare altro.

martedì 27 settembre 2011

Transustanziazione premorte multipla


Ero incinta, poi ero con la famiglia, mi sposavo in un grattacielo, a un piano alto, e in tutto questo qualcuno cade giù o rischia, è sera; poi ero il mio ragazzo nel mio bagno e volevo fare il test di gravidanza, poi -rincuorantemente- ero me nel mio bagno a fare il test di gravidanza, dopo essermi guardata la pancia e aver concluso di non sembrare incinta, e ero preoccupata perché non volevo avere un figlio e non volevo essere sposata e non volevo essere su un grattacielo; poi ero il bambino, avevo 1 mese, ero in macchina a new york, e pensavo che essere un bambino di un mese mi avrebbe sollevata dalle mie angosce e mi avrebbe fatto vivere, almeno finché crescevo, un po' più spensierata, come i bambini insomma, e invece no, pensavo sempre ai drammi della vita, ma in realtà avevo un mese e mi comportavo come se avessi 5 anni e tutti dicevano che ero un bambino precoce.
[Poi c'era un momento che non so se era a questo punto ma non saprei collocarlo, non so a che punto era, in cui ero in una via di Varese e aspettavo, ero sempre io, non il neonato, saranno state le 5-6 del mattino, e allora vedevo che avevano aperto un panificio grandissimo dall'altra parte della strada, erano una cosa come 4-5 vetrine, e da fuori sembrava bello e pieno di nuove speranze, con una grande insegna e tutto nuovo; apre, ed è gestito da negri, e io ci ordino tantissimo pane, tipo 2 chili, o 3, e mentre aspetto mi offrono pezzi di cocco e altro pane, ma mentre aspetto mi dispiace perché quella panetteria non farà mai successo come se fosse gestita da italiani, gli italiani non ci andranno indiscriminatamente a prendere il buon pane genuino, perché non lo fanno degli italiani, e allora magari forse alcuni ci vanno ma non è automatico, e penso che mi dispiace perché si vede che questi ci hanno investito un pacco di soldi, e poi sono una famiglia e sorridono tanto.]
Poi le regioni si stavano allontanando fisicamente o scindendo politicamente, non so, o tutte e due, e dovevo decidere in che regione rimanere ma da una parte volevo stare in lombardia, forse c'era la mia mamma (la mia mamma di me bambino di un mese, cioè la me reale), o forse magari in campania, o al sud, per qualche altro motivo che non so, e allora mi fermo a guardare con questa visione schematica tipo google earth e vedo che tra calabria e sicilia c'è una specularità perfetta di costruzioni, in riva al mare, dove le due coste sono l'una dirimpetto all'altra, proseguendo a nord di Reggio e di Messina, e specificamente c'è un punto su entrambi i lati dove c'è un grande porto, e sembra che stiano costruendo una passerella di porto unica che unisca le due parti, facendo di parte dello stretto di Messina un porto unico, e d'un tratto sono la me vera, con due tizi sui 40-50 (tutti vestiti da pescatori/cacciatori, con cappello e giubbotto con le tasche, tutto verde-marrone) e una bambina (col costume intero o vestita), io forse ero vestita normalmente, o comunque non lo so, tutti e 4 a lavorare all'estremità di questa passerella, o forse io sono la bambina, o comunque a tratti me e a tratti quella, e siamo immersi nell'acqua cristallina a muovere questa passerella di legno, e uno dei tizi mi dà un coso quadrato di plastica con gli angoli ricurvi, un po' pesante, ma mobile, morbido, e mi dice di metterlo a faccia in su, poggiarci sopra la testa e galleggiarci per ore, io ci provo ma ovviamente un coso di plastica molle non galleggia, era anche grande, sarà stato un metro per un metro, e allora lui mi ripete due tre volte la cosa, ma senza alterarsi, e io gli dico, o forse lo penso solo, che sì, ho capito perfettamente cosa devo fare, il problema è farlo; poi io avevo capito che il mio obiettivo al momento era far galleggiare quel coso di plastica con la mia testa sopra, mentre ci ho messo un po' a rendermi conto che il tizio voleva che facessi il morto fino a fluttuare in calabria.
La bambina è lì, e l'acqua è limpidissima e si vede che il fondale è di sabbia bianchissima e ci sono degli enormi cosi scuri in mezzo, e i tizi informano la bambina che sono polipi, e di stare tranquilla che non le fanno nulla; in tutto questo l'acqua è alta penso tra 1,5 e 2 m.
A un certo punto c'è una costa ripidissima di sabbia bianchissima, un mare cristallino meraviglioso con lo stesso fondale con i polipi di prima, e io che dico alla bambina di stare tranquilla che non le fanno nulla, anche se a momenti sono la bambina e nuoto e guardo i polipi, e poi sono io e i tizi mi dicono di stare tranquilla che non ci sono le meduse, io vedo una medusa, abbastanza vicina alla superficie, è bellissima, violetta, e allora nuoto più vicino al fondale e la supero, e non ho paura.
Poi mi giro e dico alla bambina "lo sai che questa è la calabria?" come se fossimo partiti dalla sicilia, come se io sapessi, coi due signori, che saremmo arrivati in calabria, come se io sapessi che eravamo in calabria, mentre non lo sapevo fino a un attimo prima; e la bambina non mi crede, e le dico di chiedere alla gente che c'è lì, sulla spiaggia; e la bambina va a chiedere e quasi tutti le rispondono che sì, siamo in calabria; quattro su cinque, precisamente, il quinto le indica solo qualcosa, forse indica la bambina, o il mare, o il cielo, non ricordo, e le dice qualcosa che non ricordo ma, cazzo, è suonata la sveglia e penso che sia stato questo a farmelo dimenticare.
E, sì, poi mi sveglio.

Nel caso non si capisca un cazzo: nemmeno io ho capito. Ok, faccio sogni incasinati, ma di solito almeno o sono sempre io o sono sempre qualcun altro.

martedì 20 settembre 2011

Piccoli piaceri della vita, aka cose per cui vale la pena non suicidarsi - #1

Mangiare il miele, quello cristallizzato, solido, col cucchiaino, a morsini... Piccole dosi, giacché attacca in gola.

lunedì 19 settembre 2011

Canzoni.

Ci sono delle canzoni che, personalmente, considero cantilene nauseanti e insopportabili, e sono quelle delle pubblicità.
Non intendo -non che siano meglio- le canzoncine create ad hoc per certi spot, quelle melodie del cazzo con quattro note in croce + imbarazzante testo riguardante il prodotto che, per qualche astruso motivo che ancora mi sfugge, dovrebbe invogliare il cliente ad acquistare il suddetto prodotto, anziché farlo sentire come un essere -relativamente- intelligente a cui sia appena stata proposta una canzoncina del cazzo con una rima da prima elementare e nessun argomento valido e fondato sul perché cazzo comprare quel prodotto. Irritante, sì, comunque, ma non è quello a cui mi riferivo. (la morale è ancora quella, fai merenda con girella! che cazzo ho, 4 anni?)
Intendo le canzoni vere, pre-esistenti, appiccicate come sottofondo ad immagini esaltanti su quanto sia figo un prodotto. Così, senza alcuna attinenza.
Esempio.




Ho una cosa come 10 anni e sento ogni cazzo di giorno questa canzone abbinata all'immagine di un'orrida monovolume grigia che gira senza senso per strade deserte.
Dati i miei gusti e esperienze il grigio è un colore deprimente, macchina vuol dire odore di polvere e di moquette, noia, caldo assurdo e puzza di benzina, nausea da mal d'auto. E le monovolume sono proprio orrende.
Quindi la data canzone mi fa cagare a prescindere.
Passano gli anni, scopro che canzone è, e non ci posso fare niente, omg i ramones siii che fighi bla bla bla, ma per me questa canzone sarà sempre grigio-nausea-puzza-noia.
Tipo arancia meccanica, quando per fare il lavaggio del cervello al protagonista gli fanno vedere scene violente e nel frattempo gli causano malessere fisico; solo che nel mio caso, cazzo, funziona. Lui alla fine del film si vede in una vasca piena di schiuma con una gnocca paurosa seminuda che si dimena, io invece non potrò mai godermi questa canzone. Oggettivamente riconosco che è figa, merita e tutto quanto, ma non posso ascoltarla senza provare almeno un minimo di fastidio.
Un sacco di canzoni sono state rovinate da questa cosa.
Ho sentito recentemente la versione originale di Happy together, non quella merda di cover con cui la Vodafone ha distrutto le mie orecchie per mesi. E mi è piaciuta, e ci rosico tantissimo, perché nessuna testa di cazzo dovrebbe mai pensare di prendere una canzone vera e metterla in una pubblicità.
Quanto odio.

sabato 17 settembre 2011

Perché.

Questo è il terzo (quarto?) blog che apro, a causa (o per merito?) delle numerose vicissitudini interiori tipiche dell'età adolescenziale abbinate all'abuso del computer e di annessa connessione. Tutti chiusi per ommioddio non ho niente di interessante da scrivere ed è solo patetico continuare. Qualcosa di meritevole c'era, ma giusto un poco. Comunque ho tutti i post salvati.
Non sono molto certa di star scrivendo in italiano corretto, ma sarà la pausa estiva post liceo ( = non scrivo un tema da quello della maturità) che non fa bene al mio stile di scrittura intricato e privo di una quantità decente di punti che, mi rendo conto, sarebbero necessari per prendere fiato e rendere il tutto comprensibile.


Tornando al titolo, o meglio arrivandoci dopo divagazioni nonsense (sorry!), s'intende perché questo blog è perplessità.
Mi sono resa conto che la maggior parte delle cose che ho da scrivere o che reputo degne di essere pubblicate su un mio blog sono domande, riflessioni e questioni irrisolte; trovo dei bug nei miei ragionamenti, nell'impalcatura razionale che ho posto come struttura al di sopra della realtà per renderla sensata o perlomeno affrontabile in qualche maniera.
Al momento, in particolare, ho molte perplessità. Ne parlerò.


Poi ci sarebbe la sensatissima domanda ma che cazzo cambia tra gli altri blog che avevo e questo, perché non dovrebbe finire nello stesso modo, e la risposta è che ci si prova sempre, che l'ultima volta ho chiuso perché non pubblicavo più post per mancanza di ispirazione (e perplessità?); e poi mi intrippo troppo a giocare con le impostazioni della grafica (che figa eh! c'è da ammetterlo), e mi esalta creare qualcosa di nuovo, sia anche (o soprattutto) un mini-spazio online che nessuno si caga.
Nel frattempo mi sono resa conto di una di quelle cazzate ovvie che solo pensandoci ti rendi conto di doverci pensare, e che forse per me non era proprio una cazzata ovvia essendo io nevrotica e perfezionista, cioè che le cose -la grafica di un cazzo di blog, nel caso specifico, ma anche, qualche minuto prima, la scelta dell'host sul quale aprirlo- non devono essere perfette al primo colpo, si fanno, si prova, al massimo si cambia e non muore nessuno. Impensabile fino a ieri, per me.
Ci metto ore a scegliere cazzate (suoneria del cellulare, un quaderno, una penna, un paio di scarpe), perché finché esisteranno mi conviene che non mi stiano troppo sulle palle.
Ma infondo sticazzi, si può cambiare.

venerdì 16 settembre 2011

"Was that sarcasm?"

Partendo dal presupposto che sono partita dal presupposto di scrivere solo quando ho qualcosa da scrivere, non pensavo di pubblicare un post così presto.
No ma per dire, io stavo solo settando il mio account su blogger.com.
E la data di nascita 29/02 non è accettabile.

No niente.

Intanto ho aperto il blog.
Poi si vedrà, qualche idea per scrivere c'è.