giovedì 29 settembre 2011

Non so spiegare esattamente il passaggio logico che porta a Seneca, ma così è.


Se penso al passato, a un ricordo, è commovente. È un bello perfetto e dolce che non ritorna, ma che è stato e per la sua concretezza acquisisce senso. Per questo è diverso dalla finzione.
Tante pagine con sopra scritte cose per cui vale la pena non buttare via i fogli.

Se penso al futuro, a un progetto, è esaltante. È avere qualcosa da fare il giorno successivo e la motivazione che me lo farà fare. È una promessa e un impegno, responsabilità e tante pagine bianche, nuove, belle, da riempire.

E il presente? Al momento mi sembra che funzioni solo se non ci penso, trovando delle distrazioni. Se ci penso mi sembra insulso.

"Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit. Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus."

Passiamo gran parte della vita ad agire male, la maggior parte a non fare nulla e tutta la vita a fare altro.

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