martedì 27 settembre 2011

Transustanziazione premorte multipla


Ero incinta, poi ero con la famiglia, mi sposavo in un grattacielo, a un piano alto, e in tutto questo qualcuno cade giù o rischia, è sera; poi ero il mio ragazzo nel mio bagno e volevo fare il test di gravidanza, poi -rincuorantemente- ero me nel mio bagno a fare il test di gravidanza, dopo essermi guardata la pancia e aver concluso di non sembrare incinta, e ero preoccupata perché non volevo avere un figlio e non volevo essere sposata e non volevo essere su un grattacielo; poi ero il bambino, avevo 1 mese, ero in macchina a new york, e pensavo che essere un bambino di un mese mi avrebbe sollevata dalle mie angosce e mi avrebbe fatto vivere, almeno finché crescevo, un po' più spensierata, come i bambini insomma, e invece no, pensavo sempre ai drammi della vita, ma in realtà avevo un mese e mi comportavo come se avessi 5 anni e tutti dicevano che ero un bambino precoce.
[Poi c'era un momento che non so se era a questo punto ma non saprei collocarlo, non so a che punto era, in cui ero in una via di Varese e aspettavo, ero sempre io, non il neonato, saranno state le 5-6 del mattino, e allora vedevo che avevano aperto un panificio grandissimo dall'altra parte della strada, erano una cosa come 4-5 vetrine, e da fuori sembrava bello e pieno di nuove speranze, con una grande insegna e tutto nuovo; apre, ed è gestito da negri, e io ci ordino tantissimo pane, tipo 2 chili, o 3, e mentre aspetto mi offrono pezzi di cocco e altro pane, ma mentre aspetto mi dispiace perché quella panetteria non farà mai successo come se fosse gestita da italiani, gli italiani non ci andranno indiscriminatamente a prendere il buon pane genuino, perché non lo fanno degli italiani, e allora magari forse alcuni ci vanno ma non è automatico, e penso che mi dispiace perché si vede che questi ci hanno investito un pacco di soldi, e poi sono una famiglia e sorridono tanto.]
Poi le regioni si stavano allontanando fisicamente o scindendo politicamente, non so, o tutte e due, e dovevo decidere in che regione rimanere ma da una parte volevo stare in lombardia, forse c'era la mia mamma (la mia mamma di me bambino di un mese, cioè la me reale), o forse magari in campania, o al sud, per qualche altro motivo che non so, e allora mi fermo a guardare con questa visione schematica tipo google earth e vedo che tra calabria e sicilia c'è una specularità perfetta di costruzioni, in riva al mare, dove le due coste sono l'una dirimpetto all'altra, proseguendo a nord di Reggio e di Messina, e specificamente c'è un punto su entrambi i lati dove c'è un grande porto, e sembra che stiano costruendo una passerella di porto unica che unisca le due parti, facendo di parte dello stretto di Messina un porto unico, e d'un tratto sono la me vera, con due tizi sui 40-50 (tutti vestiti da pescatori/cacciatori, con cappello e giubbotto con le tasche, tutto verde-marrone) e una bambina (col costume intero o vestita), io forse ero vestita normalmente, o comunque non lo so, tutti e 4 a lavorare all'estremità di questa passerella, o forse io sono la bambina, o comunque a tratti me e a tratti quella, e siamo immersi nell'acqua cristallina a muovere questa passerella di legno, e uno dei tizi mi dà un coso quadrato di plastica con gli angoli ricurvi, un po' pesante, ma mobile, morbido, e mi dice di metterlo a faccia in su, poggiarci sopra la testa e galleggiarci per ore, io ci provo ma ovviamente un coso di plastica molle non galleggia, era anche grande, sarà stato un metro per un metro, e allora lui mi ripete due tre volte la cosa, ma senza alterarsi, e io gli dico, o forse lo penso solo, che sì, ho capito perfettamente cosa devo fare, il problema è farlo; poi io avevo capito che il mio obiettivo al momento era far galleggiare quel coso di plastica con la mia testa sopra, mentre ci ho messo un po' a rendermi conto che il tizio voleva che facessi il morto fino a fluttuare in calabria.
La bambina è lì, e l'acqua è limpidissima e si vede che il fondale è di sabbia bianchissima e ci sono degli enormi cosi scuri in mezzo, e i tizi informano la bambina che sono polipi, e di stare tranquilla che non le fanno nulla; in tutto questo l'acqua è alta penso tra 1,5 e 2 m.
A un certo punto c'è una costa ripidissima di sabbia bianchissima, un mare cristallino meraviglioso con lo stesso fondale con i polipi di prima, e io che dico alla bambina di stare tranquilla che non le fanno nulla, anche se a momenti sono la bambina e nuoto e guardo i polipi, e poi sono io e i tizi mi dicono di stare tranquilla che non ci sono le meduse, io vedo una medusa, abbastanza vicina alla superficie, è bellissima, violetta, e allora nuoto più vicino al fondale e la supero, e non ho paura.
Poi mi giro e dico alla bambina "lo sai che questa è la calabria?" come se fossimo partiti dalla sicilia, come se io sapessi, coi due signori, che saremmo arrivati in calabria, come se io sapessi che eravamo in calabria, mentre non lo sapevo fino a un attimo prima; e la bambina non mi crede, e le dico di chiedere alla gente che c'è lì, sulla spiaggia; e la bambina va a chiedere e quasi tutti le rispondono che sì, siamo in calabria; quattro su cinque, precisamente, il quinto le indica solo qualcosa, forse indica la bambina, o il mare, o il cielo, non ricordo, e le dice qualcosa che non ricordo ma, cazzo, è suonata la sveglia e penso che sia stato questo a farmelo dimenticare.
E, sì, poi mi sveglio.

Nel caso non si capisca un cazzo: nemmeno io ho capito. Ok, faccio sogni incasinati, ma di solito almeno o sono sempre io o sono sempre qualcun altro.

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